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Natura

posidonia

La Posidonia oceanica è una pianta, che a dispetto di quanto dice il nome, abita esclusivamente il Mar Mediterraneo. Come le piante a noi più familiari degli ambienti terrestri, gli alberi dei boschi, gli arbusti della macchia o i gigli di mare della spiaggia, la Posidonia oceanica è una vera pianta, provvista di radici, fusto, foglie, fiori e frutti e quindi non un’alga, come tanti erroneamente pensano. La Posidonia oceanica e le sue praterie rivestono un’enorme importanza per la vita del mare. Particolarmente protette dalle norme internazionali e nazionali, sono in pericolo soprattutto a causa della conduzione illegale della pesca a strascico e del disattento ancoraggio delle imbarcazioni.

A partire dall’autunno fino a tutta la stagione estiva, le nuove foglie, che sostituiscono le vecchie, si sviluppano in fascetti sui rizomi. Sul nastro fogliare trovano spazio prima i batteri e in seguito una ricca comunità di flora e fauna che condurrà la propria esistenza sulle foglie di P. oceanica. I fusti, che portano le foglie sempre nella parte alta, si accrescono sia in senso ver ticale che in senso orizzontale formando nel tempo una struttura che può raggiungere alcuni metri di altezza, la matte; qui si raccolgono anche i sedimenti trasportati dalle onde e dalle correnti e i resti degli organismi che vivono nella prateria. Come una siepe che circonda una coltura mitiga l’azione del vento su questa, così le matte e le foglie di P. oceanica, che formano la prateria, mitigano la forza del moto ondoso e delle correnti sui litorali.

I FONDALI

i fondali

I litorali rocciosi, insieme all’ambiente marino, sono ambienti che possono essere considerati come appartenenti ad un unico ambito data la loro esposizione all’aerosol, al vento, alla salinità, ai fenomeni erosivi, all’idrodinamismo e, non ultima, la loro interconnessione. Una delle caratteristiche che maggiormente condiziona e limita l’abbondanza di specie viventi, è l’elevata quantità di energia apportata al sistema costiero dal sole, dal vento e dall’idrodinamismo. È questa una delle ragioni dell’estrema variabilità delle condizioni ambientali che si riscontrano e che, senza specialisti, si possono riconoscere negli scogli, che vengono sommersi ciclicamente, nelle scarpate, negli anfratti, cavità (microambienti), nelle insenature. Man mano che ci si avvicina all’acqua le cose cambiano. Nell’ambiente marino, limitatamente ad una fascia di qualche decina di metri, secondo una distribuzione verticale (zonazione), è presente una maggior quantità di microambienti (habitat) alla quale corrisponde una certa diversità biologica.

Ciò è dovuto essenzialmente alla natura del fondo (sabbioso o roccioso), alla trasparenza, alla qualità, alla temperatura dell’acqua ed alla forza del moto ondoso. Secondo una direzione sud-nord i litorali rocciosi di nostro interesse sono quelli di Capo San Marco (compresi tra Torre Vecchia e la Torre di San Giovanni) quelli di Seu, di Su Tingiosu, di Capo Mannu. Intercalati a quelli che sono veri e propri muri di roccia che si ergono sul mare, vi sono i più bassi affioramenti arenaceo – calcarei (di periodi geologici più recenti) che delimitano, incorniciandoli, gli arenili da San Giovanni di Sinis a Funtana Meiga, da Maimoni a Is Aruttas a Portu Suedda.

Al confine tra la terra ed il mare le condizioni ambientali sono estremamente limitanti e solo un numero molto limitato di specie crea una sorta di “prima linea vegetale” che prende il nome di critmo – limonieto.

FAUNA

Negli ecosistemi di transizione, come gli stagni e le lagune, non è difficile avvistare uccelli, quali i Cavalieri d’Italia, le Avocette, le Pernici di mare, i Pivieri dorati, i Combattenti, i Gabbiani rosei, le Rondini di mare, i Beccapesci, le Sterne comuni, i Fraticelli e i Mignattini. Tra gli altri animali che frequentano le Z.U. vi sono: il Tarabusino e l’Airone rosso, che in autunno si alterna con l’Airone cinerino (un’ospite invernale), oltre agli onnipresenti Garzetta, Airone bianco maggiore, Porciglione, Gallinella d’acqua e Pollo sultano. Tutti animali che approfittano dell’intricata vegetazione per proteggersi dai predatori come il Falco di palude.

Gli anfratti rocciosi sono occupati da crostacei, quali:

Aragosta mediterranea

aragosta meditarrea

Risulta possibile avvistare anche i delfini:

delfino nel Sinis

STAGNI

L’origine degli stagni del Sinis è legata all’isolamento di tratti di mare determinato dalla “costruzione” di cordoni sabbiosi paralleli alla costa, esempio evidente è la laguna di Mistras. Tutto deriva dal naturale e progressivo riempimento che ha modellato il paesaggio di pianura entro il quale si sono evolute le Zone Umide. La loro evoluzione è legata all’accumulo progressivo di detriti e sedimenti trasportati da antichissimi fiumi, tra i quali il Tirso, verso il mare dal quale furono “ricacciati”, per così dire, verso la costa.

mirabile fenicottero nei nostri stagni

Sale’e Porcus e’ uno stagno salato chiamato “temporaneo” di 325 ettari, identificato come zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar ed è il più vasto esempio europeo di questo tipo di ambiente. In estate lo stagno può asciugarsi completamente lasciando una spessa crosta di sale sul terreno.

L’oasi è conosciutissima perché sede di una delle più importanti popolazioni mediterranee di fenicotteri e rappresenta l’anello di congiunzione tra l’Africa e gli stagni della Camargue frequentati da questo affascinante uccello acquatico. In inverno il numero di fenicotteri raggiunge le 8 mila unità. Sale Porcus è una delle poche zone umide italiane dove si riproducono la volpoca e il gabbiano roseo. Compreso nel territorio delle aree umide della penisola sarda del Sinis, Sale Porcus richiama a sè migliaia di uccelli acquatici durante le migrazioni: anatre, aironi, trampolieri, sterne e gabbiani.